Wolmer Finotelli
La memoria delle stanze
Luoghi che respirano.
Sul progetto
Anno 2026.
Le case conservano tracce. Oggetti lasciati, sedie spostate, una bicicletta appoggiata al muro, un interruttore che non accende più nulla. Tutto sembra sospeso in un tempo che continua a scorrere senza i suoi abitanti.
Questo progetto nasce dall’osservazione di luoghi domestici apparentemente vuoti, ma ancora attraversati da presenze invisibili. Non fantasmi nel senso tradizionale, ma residui di gesti, abitudini e vite quotidiane. La fotografia diventa uno strumento di ascolto: registra il silenzio degli oggetti e la memoria degli spazi.
Le inquadrature, spesso statiche e minimali, lasciano emergere dettagli che normalmente sfuggono allo sguardo — una corda annodata, una porta socchiusa, una stanza che sembra attendere qualcuno. In queste immagini il tempo non è lineare: passato e presente convivono nello stesso spazio. L’assenza diventa una forma di presenza. I “fantasmi” del quotidiano sono ciò che rimane dopo il passaggio umano: piccole tracce che trasformano luoghi ordinari in territori della memoria.
Portfolio Vivo
Il Portfolio Vivo è uno spazio di presenza temporanea. Ogni progetto qui esposto non rappresenta un punto di arrivo, ma una fase attraversata: un ecco dove sono ora.
La sua natura non è quella di restare, ma di lasciare spazio al cambiamento, alla revisione, a un nuovo tassello che verrà. All’interno del Collettivo, questa temporaneità ha un valore simbolico preciso: rende visibile il processo, legittima l’evoluzione e trasforma l’esposizione in una responsabilità narrativa condivisa. Ciò che conta non è accumulare lavori, ma abitare consapevolmente il proprio tempo di ricerca.
Sull’autore
Wolmer Finotelli
Sono nato per caso in quella terra chiamata Polesine, tra l’Adige e il grande Po. “Terra e terra desolante, incernierata da una corona d’acqua d’argento, in una brina di scintille che sciupata la tela rischiarava. Il ragno, come me, divagava in tondo con inconsistente speranza.” Fotografare questo paesaggio è il mio modo per esorcizzare, almeno per un attimo, la sorte che ci tocca.

