Orazio Piccinno
pietre madri
Un ritorno alle origini.
Sul progetto
Anno 2021, Salento.
Nel 2021, durante la pandemia, un periodo di isolamento ha coinciso con un ritorno alle origini. Ho lasciato Reggio Emilia per tornare nel Salento, cercando in un paesaggio arcaico una diversa misura del tempo, capace di resistere alla sospensione del presente.
Tra le campagne del Salento, Dolmen e Menhir emergono ancora oggi tra muretti a secco, ulivi e campi coltivati. Architetture megalitiche che convivono con l’uso agricolo contemporaneo, definendo un paesaggio in cui memoria preistorica e quotidianità restano in equilibrio.
Il progetto non documenta i siti archeologici, ma li attraversa come soglie. Le immagini costruiscono spazi di passaggio in cui la presenza umana è evocata attraverso tracce, stratificazioni e segni del territorio. L’assenza umana rafforza una dimensione sospesa, in cui il tempo appare circolare più che lineare.
Il bianco e nero, i formati panoramici e le inquadrature dilatate accentuano una distanza percettiva, trasformando i megaliti in riferimenti emotivi piuttosto che geografici. Le pietre assumono il ruolo di dispositivi di orientamento, capaci di mettere in relazione passato e presente.
Questo lavoro si configura come un percorso di ritorno e di confronto. Una riflessione sul bisogno di radicamento emerso in tempo di crisi e sul rapporto tra l’uomo, la memoria e la terra che abita.
Portfolio Vivo
Il Portfolio Vivo è uno spazio di presenza temporanea. Ogni progetto qui esposto non rappresenta un punto di arrivo, ma una fase attraversata: un ecco dove sono ora.
La sua natura non è quella di restare, ma di lasciare spazio al cambiamento, alla revisione, a un nuovo tassello che verrà. All’interno del Collettivo, questa temporaneità ha un valore simbolico preciso: rende visibile il processo, legittima l’evoluzione e trasforma l’esposizione in una responsabilità narrativa condivisa. Ciò che conta non è accumulare lavori, ma abitare consapevolmente il proprio tempo di ricerca.
Sull’autore
Orazio Piccinno
Appassionato di fotografia, esploro il rapporto tra paesaggio, memoria e identità attraverso l’osservazione del tempo e la presenza umana nei luoghi. Il mio percorso nasce dalla paesaggistica, evolve attraverso street photography e ritratti, e si concretizza in progetti individuali e collettivi dove persone e contesti pesano quanto l’immagine stessa.
Fotografia come atto di attenzione, non produzione continua: uno sguardo che resta per cogliere l’essenziale prima che svanisca. ContrastoLab e Fotografia Liquida sono stati luoghi essenziali di confronto e crescita, mentre Social Media Reggio Emilia integra questa ricerca nella comunicazione visiva contemporanea, proiettata nel mondo dei Social.
Vivo e lavoro in Emilia-Romagna.

