Fabio Bastardi

stazioni

Dentro il vortice della propria vita nel tempo cristallizzato di un fotogramma, figure si rincorrono.

Sul progetto

Anno 2024

Siamo abituati a pensare ai viaggi in treno, a momenti di socialità e di incontri. Eppure spesso accade che circondati da tante persone, ci sentiamo comunque soli. È un ironico paradosso, ma una triste realtà. E la solitudine dell’uomo moderno. Quando arriviamo in stazione, ci troviamo immersi dentro una folla di sconosciuti. Le persone si muovono velocemente, ognuno con la propria destinazione e il proprio scopo. Qualcuno è perso nei propri pensieri o con lo sguardo fisso sul proprio telefono.

La stazione e un luogo di passaggio dove le persone si incontrano e si separano senza realmente mai connettersi.

Portfolio Vivo

Il Portfolio Vivo è uno spazio di presenza temporanea. Ogni progetto qui esposto non rappresenta un punto di arrivo, ma una fase attraversata: un ecco dove sono ora.

La sua natura non è quella di restare, ma di lasciare spazio al cambiamento, alla revisione, a un nuovo tassello che verrà. All’interno del Collettivo, questa temporaneità ha un valore simbolico preciso: rende visibile il processo, legittima l’evoluzione e trasforma l’esposizione in una responsabilità narrativa condivisa. Ciò che conta non è accumulare lavori, ma abitare consapevolmente il proprio tempo di ricerca.

Sull’autore

Fabio Bastardi

Ho iniziato il mio percorso nel mondo della fotografia nella prima metà degli anni 90. Dopo un lungo periodo di interruzione, da qualche anno ho ricominciato a fotografare con una semplice ma ferma consapevolezza che prima non avevo: fotografo a pellicola e stampo i miei negativi in Camera Oscura, e quello che faccio è semplicemente perché mi piace. Fotografo quello che mi circonda, ricercando l’imperfezione dell’uomo e delle cose e cerco di mettere ordine nel disordine che vedo. Fotografare in analogico, per me è una questione di emozioni, non una scelta stilistica. Emozioni che iniziano da quando carico il rullino in macchina, passando dalla Camera Oscura, fino al momento in cui incornicio e appendo la fotografia al muro. E’ un processo lento e riflessivo. C’è sempre qualcosa di magico quando entri in C.O accendi la luce rossa e quello che avevi in mente inizia a prendere forma, e il risultato di questo percorso e qualcosa di materico che puoi toccare.

“E tutto appare sempre e soltanto una volta, e di quell’una volta, la foto fa poi un sempre. Soltanto attraverso la fotografia il tempo diventa visibile, e nel tempo tra la prima fotografia e la seconda appare la storia, che senza queste due foto sarebbe caduta nell’oblio di un altro sempre.”

Queste parole di Wim Wenders mi hanno accompagnato da sempre nel mio percorso di crescita. Sono parole che descrivono il fascino che ha su di me la fotografia.

La mia passione va’ oltre la fotografia, attraversa la pittura, il cinema, i libri e la musica. Sono curioso, sento sempre il bisogno di approfondire quello che mi interessa, quello che vedo, che leggo e che ascolto. Penso che questa mia curiosità sia alla fine il risultato delle mie fotografie. Questo è il pensiero che sempre mi accompagna “Non fotografo quello che ho davanti a me, ma fotografo quello che sono dentro di me”.

ContrastoLab
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